La Sinistra che ama Salvini e tutti i suoi follower

Quando si parla di politiche sociali, tanti si girano dall’altra parte. Eppure il degrado in Italia c’è, la diseguaglianza pure. Com’è che la sanità è sempre meno pubblica e più privata? Vogliamo parlare dell’abbandono scolastico? Dell’aumento della povertà, ma anche dell’aumento della ricchezza in mano a sempre meno privilegiati? Questo in quanto agli eccessi. Mancano però politiche attive per il lavoro e l’integrazione di migranti, donne, giovani ed anziani. Allora la cosiddetta sinistra dov’è? E perché la sinistra ama Salvini, ve lo spiego in questo pezzo.

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”. Cit. Enrico Berlinguer

A Natale io esco, vado a portare pasti caldi e doni ai bisognosi“.

Disse, quel grande statista della politica dei Like. L’unico faro nella notte dei poveri, Matteo Salvini. Lo dico con ironia, visto che la Lega è il partito più affaristico e liberista d’Italia, più della populista Forza Italia e i sovranisti di Fratelli d’Italia. Come scrissi nell’ultimo pezzo, “il sovranismo è riuscito a far votare ai poveri le leggi che servono ai ricchi.” Però questo avviene perché, come dice giustamente Federico Rampini, “la sinistra ha tradito i poveri”. In effetti i democratici si son messi sempre di più dalla parte degli illuminati accademici, delle élite finanziarie, di grandi industrie e mega progetti. Hanno lasciato indietro disagiati, donne, stranieri, giovani ed anziani, ora in mano alla destra populista e sovranista. Comunque solo un motivo in più perché la sinistra ama Salvini. Vi consiglio di leggere il suo libro La Notte Della Sinistra, (che trovate cliccando sul titolo in blu).

Sinceramente Amici, Salvini che fa Babbo Natale per i bisognosi, non lo crede nemmeno il più boccalone dei suoi fan. Allora perché funziona questa propaganda? Il marketing politico dei gattini per Salvini e del frate Francesco leghista, funziona proprio perché la maggioranza delle persone non sono istruite, abbienti, belli e giovani di successo. Una società è intelligente quanto il più melenso dei suoi membri, scrive Leonard W. Doop, nella sua analisi sul funzionamento della propaganda nazista. Questo significa che il messaggio politico non può essere “accademico” o complesso per poter attrarre la massa. Esattamente su questo si basa il marketing politico di “La Bestia”.

Casualmente le sardine restano nella scatola

La risposta della sinistra sono state le “sardine”, ma come abbiamo visto, loro non hanno tradito le mancanze della sinistra da ZTL. Giovani, belli, laureati, figli di buone famiglie, che insieme vogliono battere la propaganda di Salvini e del Movimento 5 Stelle. Magari andando a casa di Luciano Benetton, proprio mentre “la massa” chiede giustizia per i 43 morti del crollo del ponte sul Polcevera. In quanto ai Benetton, convinti elettori dei DEM, quanto pensate che proprio questa azienda trevisana abbia offerto alla Lega? Eh già, anche loro rappresentano la sinistra che ama Salvini, nel vero senso della parola. Non proprio una mossa intelligente. Anzi, è la conferma di quanto ho appena scritto, e infatti gli esponenti delle Sardine sono scomparsi, appena dopo le regionali e con l’emergere del COVID. Casualità o convenienza? Il fallimento delle sardine, si può racchiudere in un citato di Berlinguer:

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.

Chi sono quelli di “la sinistra che ama Salvini”?

Dalla frase citata si evince che questi giovani della “nuova sinistra” hanno proprio fallito nel rappresentare chi non si sente rappresentato. Ovvero i bisognosi, i non privilegiati, chi davanti alla scelta se andare a lavorare oppure proseguire gli studi, deve per forza andare a timbrare il cartellino da Lidl, anziché Amazon o qualsiasi multinazionale, disposta ad offrire un salario minimo per un lavoro precario. Il essere contro Salvini non può essere la risposta tanto attesa, anzi non è una risposta. Solo se la sinistra convince chi spera in nuove opportunità, potrà riconquistare terreno. Dinanzi dedicando corpo ed anima alla questione della giustizia sociale, integrazione, ambientalismo ed emancipazione. Quali sono i progetti in quest’ottica per il Recovery Plan? Di conseguenza prendiamo atto, che le sardine esistono solo grazie alla propaganda dei partiti sovranisti e populisti. Piccolo, grande Amore.

Renzi, la destra liberista mascherata da sinistra

Se le sardine sono un piccolo amore, allora c’è chi per poter esistere ha un disperato bisogno di Salvini, Meloni e Berlusconi. Vorrei ricordare al lettore, che parliamo di persone estremamente narcise e autoreferenziali. Il classico “nato con la camicia”, che quando si trova nella vita reale, perde le staffe e non conclude alcunché. Ne volete una prova? Lo possiamo costatare con “Firenze secondo me”, un veramente penoso esordio televisivo di Matteo Renzi. Il documentario, nella puntata più seguita, ha raggiunto 1,8% di share, un vero e proprio flop.

Però visto che siamo alle chiacchiere della domenica, adesso vi racconto questa sui renziani. La mancanza di visione di Italia Viva è nota. Eccone un esempio: Il Covid ha smosso delle istanze da troppo tempo ferme in Italia, tipo la digitalizzazione. Noi siamo il paese UE con meno competenza digitale e il più ampio analfabetismo informatico, ma siamo anche il paese UE che investe la quota più bassa in cyber-sicurezza. Si è voluto correre ai ripari con un fondo dedicato, basato sul Recovery Fund. Difatti il Recovery Plan prevede piani di digitalizzazione per tutta la zona Euro. Il governo ha voluto creare una commissione che finalmente pone rimedio al crescente fenomeno dell’ hackeraggio, non solo delle PA, ma di tutte le reti italiane.

Renzi e Italia Viva lo ha bocciato. Loro non lo comprendono e visto che non lo capiscono, allora non serve. Immaginate se un hacker riesce ad intromettersi nella rete idrica locale e sballare i livelli del cloro in una provincia! A questo rischio ci espone Matteo Renzi.

Il gioco delle tre carte sulla sanità pubblica

Matteo e il giochetto delle tre carte, dove sembra che da, toglie. Io mi ricordo la disputa con la Commissione Europea sulla legge di bilancio 2014 e 2015. Volle sforare il 3%, ma in realtà fece uno sforamento al 2,9% nel 2014 e 2,4% nel 2015. I governi Renzi-Gentiloni sono stati i governi che hanno fatto un salasso della spesa sanitaria. Consultate il Report della Fondazione Gimbe in riguardo. Così da Monti, Letta fino ad oggi, tutti, nessun escluso, hanno tagliato sui cittadini. Significa su infrastrutture, sanità, ricerca e scuola. Questo si chiama Definaziamento e se schiacciate sul blu, potete leggere cosa significa. Matteo Renzi vuole il MES per stanziare esattamente i 37 miliardi da lui tagliati. Di porcate del genere JobsAct, Rosatellum e abolizione articolo 18, ne parlerò più avanti.

I Bari di “La Sinistra che Ama Salvini”

Di bari ce ne sono stati veramente tanti, quelli che antepongono la finanza speculativa allo sviluppo individuale della persona per esempio. In questo paragrafo parlerò principalmente di uno. Carlo Caleda, ormai più sulle sedie degli studio televisivi che altrove. Prima di parlare dei casini che ci lascio l’ex Ministro dello Sviluppo Economico del governo Renzi, mi domando: Come può finanziare tutto quel marketing politico, il signor Calenda? Andare in TV, farsi intervistare da radio, giornali ed emittenti locali ha un costo. Anche le campagne social, i cosiddetti temi “sponsorizzati”, costano. Avere un addetto marketing, non è gratis. Quindi da dove vengono i fondi? Chi è il candidato sindaco di Roma, che nessuno ha nominato e, a quanto pare, nessuno vuole?

Perché Carlino fa parte di La Sinistra che ama Salvini

Calenda di sinistra? Veramente approda nel PD solo nel 2015, arrivando da Scelta Civica e non ci resta allungo. A Novembre 2019 fonda Azione. Il partito ad personam, come piace tanto a chi vuole l’uomo forte al comando. Una delle tante cose che ha in comune con praticamente tutti i partiti di destra, ma non è per questo che fa parte dei “La sinistra che ama Salvini”. Carlo Calenda ha avuto il primo ruolo al MISE, da sottosegretario del governo Letta, dal 2013 al 2016. Renzi lo invia a Bruxelles nel 2016, come  Rappresentante permanente dell’Italia presso l’UE. L’incarico durò esattamente due mesi, nota bene, una posizione da tecnico della diplomazia e non per un politico. Ritirato Carlino da Bruxelles, perché il corpo diplomatico si ribellò contro la decisione, Renzi lo incarica come Ministro dello Sviluppo Economico. E che Ministro!

Il peggior Ministro dello Sviluppo Economico della storia repubblicana

Questo non lo dico io, ma bensì noti cronisti d’economia e commercio. Dal Sole 24 Ore fino a Repubblica, su Calenda sono quasi tutti d’accordo. Tanto che si è beccato il nomignolo da “Ministro del Disastro Economico”. Chi invece tifava per lui? I medesimi giornali che oggi tifano per Salvini, coincidenza? Non penso! E allora quali sono i disastri di Calenda?

Espresso in numeri sono 168 le aziende che, essendo state in difficoltà, si rivolsero al MISE, sperando in miglioramenti. Dato dell’Ottobre 2017, quindi poco prima dell’inizio della campagna elettorale. La maggior parte di queste aziende oggi non esistono più e Mercatone Uno è solo un esempio. Parliamo anche dell’alzata di bandiera dell’Electrolux, la (s)vendita della Pernigotti ai Turchi, l’entrata di STX (francese) in Fincantieri, a spesa dello Stato italiano. Poi potremmo parlare delle trattative Alitalia saltate o peggio, il pre-contratto con ArcelorMittal sull’Ilva. Irrisolto rimane la questione Bluetec, Almaviva, Embraco.

Potrei continuare all’infinito, resta un dato rilevante però: 180’000 posti di lavoro rimasero a rischio o venivano “eliminati”, grazie a chi ha voluto smantellare e svendere il nostro tessuto industriale ed artigianale. Il fatto di essere spudoratamente liberista è quello che rende Calenda o Renzi identici a Berlusconi. Loro hanno bisogno di un Salvini, il bad guy della politica. È solo grazie a Salvini, che hanno una ragion di vita politica soggetti come “Italia Viva” o “Azione”, questi sono gli agglomerati di potere di cui parlava Berlinguer. Questi soggetti prima creano il problema, che si chiami Salvini o Meloni, poco importa e poi offrono si offrono come l’unica soluzione.