Radio Città Futura – Il femminismo è il vero antifascismo

Perché il femminismo è il vero antifascismo? Come qualcuno di voi sa, io guardo soprattutto Rai Storia, tragicamente hanno spostato tutto su DVBT2, va beh, mi sono organizzata. Ieri sera hanno fatto vedere il pezzo sull’assalto a Radio Città Futura, durante la trasmissione Radio Donna. Scriviamo l’anno 1979, anni di piombo, anni di attentati dinamitardi, anni della P2.

In questo pezzo vorrei riavvolgere il filo sul mio ultimo articolo inerente al libro di Paolo Berizzi “Gradita la Camicia Nera”, focalizzando soprattutto sul ruolo della donna. Come si sarà sentita la mamma di Valerio Fioravanti quando venne a sapere che il suo pupillo era l’artefice della strage di Bologna, anziché l’assalto a Radio Donna? E come si saranno sentite le 5 donne ferite nell’assalto e travolte dal rogo?

9 gennaio 1979: i Nar assaltano Radio Citta Futura. Fioravanti ferisce 5  donne - FascinAzione.info

In questo pezzo vorrei illuminare le ragioni per cui i neofascisti ce l’hanno così tanto con le donne. Soprattutto quando queste negano il ruolo a loro destinato e si ribellano agli stereotipi.

Il femminismo è il vero antifascismo dicevo…

In realtà questa frase era uno degli slogan espressi dalle femministe scese in piazza dopo l’assalto. Quel vile attacco neofascista a delle donne inermi, che inoltre facevano una trasmissione per le casalinghe. Il colmo, no? Giustificare l’assalto come motivato dall’appartenenza delle moderatrici alla sinistra e ai movimenti operai dell’epoca significherebbe sminuire questo fatto, senza dare alle 5 vittime la giusta riconoscenza. Ma intanto rimasero solo ferite. Sarà questo il motivo perché oggi è uno degli eventi degli anni di piombo meno ricordati, oppure c’è dell’altro? Analizziamolo.

Il movimento d’emancipazione d’allora fece cosa in Italia, e in generale nei paesi latini, non dovrebbe mai essere fatto. Porre un limite all’importanza e la dominanza maschile significa automaticamente spodestare il maschio latino dal suo piedistallo composto da narcisismo, orgoglio, autostima ed egocentrismo. Evito il paragone freudiano. Una società che fonda le proprie radici in un basamento di sciovinismo e maschilismo viene vilipeso da delle donne che a viso aperto attaccano il machismo di un intera società. Ricordiamolo, una società che 35 anni prima uscì disfatta dalla seconda guerra mondiale, girandosi semplicemente dall’altra parte. Una società che non ha mai fatto i conti con il proprio trascorso. Certamente anche questo vale per praticamente tutti i paesi latini, dove si era passati da un regime fascista. Dall’Italia, alla Spagna e da lì fino al Chile di Pinochet o all’Argentina di Peron, maschilismo e fascismo hanno sempre fatto una bella coppia.

Radio donna, non era nemmeno nel mirino

Questa storia ha dell’assurdo, in origine i NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari, miravano a Radio onda rossa, l’emittente degli autonomi di via dei Volsci a Roma, poi l’azione fu dirottata su Città futura, la radio di Renzo Rossellini vicina ad Avanguardia operaia. Solo che per pura coincidenza in quel momento era in registrazione appunto la trasmissione di Radio donna. Con violenza inaudita, messa in atto dai Nar, questi irruppero nello studio radiofonico, con mitra, pistole e a seguito del lancio di un molotov, contro le cinque donne, che trasmettevano il programma per casalinghe.

Un programma per donne, nel quale loro condividevano le proprie angosce, idee, ma anche musica, cultura ed attualità, confrontandosi e discutendo tanti temi, dal punto di vista femminile. Questo era allora rivoluzionario, donne che avevano una propria opinione.

Oltre essere state umiliate, mitragliate e sparate quel giorno furono anche arse vive. Un miracolo che nessuna rimase uccisa. Però qualcosa era morto quel giorno.

Dall’aria fresca del progresso e l’emancipazione a dio, patria e famiglia in un botto

Il femminismo è il vero antifascismo, però la mitraglia dei NAR mise a tacere il femminismo per un bel po’. Infatti le femministe d’allora se la sentirono, sapevano che quell’assalto aveva il potenziale nefasto di girare indietro le lancette per le donne, ma non solo. Anche per le famiglie, i bimbi e le bimbe soprattutto.

In realtà per gli assalitori andò tutto storto. Piuttosto che una dimostrazione della loro potenza e dell’organizzazione militaresca, tutti ebbero testimonianza della loro cialtronaggine. Infatti anziché i bersagli ambiti i terroristi si trovarono nel bel mezzo di una trasmissione autogestita dalle femministe. Questo condusse ad un tale imbarazzo, che fu lanciato il molotov e subito dopo i Nar si misero a sparare all’impazzata. 5 donne rimasero gravemente ferite ed è solo grazie alla determinazione ad aiutarsi a vicenda, che nessuna rimase uccisa. Le compagne avevano fatto squadra, i fasci no.

Il femminismo è il vero antifascismo

Mettiamoci una pietra sopra. Dimentichiamo parità di genere, parità salariale, servizi all’infanzia, infrastrutture a misura donna. Tutto morì proprio quella mattina del nove gennaio 1979. Certo rimanevano le ragazze dure e pure, che protestavano nelle piazze con i loro striscioni. Non per tanto ancora, altri fatti misero a soqquadro la realtà. Radio Città Futura con la sua trasmissione Radio Donna dimenticata.

Ritorniamo a Verona e la Curva sud dove manca femminismo e vero antifascismo

Facciamo un salto temporale di 43 anni. L’età media dei tifosi della curva mi vien da dire. Quindi i teppisti dell’Hellas potrebbero benissimo essere figli di Anna Attura, Rosetta Padula, Carmela Incafù, Gabriella Pignone o Annunziata Miolli. Questi i nomi delle donne rimaste ferite nell’assalto a Radio città futura. Come potrebbero essere i figli e i nipoti degli assalitori dei NAR. La cosa brutta è che culturalmente lo sono, sia delle une come degli altri.

E mentre nelle case della Verona-Bene o Verona da bere, come dicono certi, le mamme cullano i loro figli principeschi, nascondono quei piccoli spazzi d’autonomia che ognuna conserva gelosamente. Oltre casa, chiesa e famiglia, oltre al mormorare della gente. Ci sono donne a Verona che hanno compreso benissimo che il femminismo è una possibile risposta al clima d’odio crescente. Delle donne che hanno deciso di mettersi in gioco. A dimostrazione che un altra Verona c’è.

Donne che hanno deciso che insieme, compagne, una vicina all’altra possiamo porre rimedio al neofascismo delle diverse curve d’Italia e delle piazze anti Greenpass. Noi donne che usiamo i social media e i mezzi di comunicazione di massa per fare propaganda contro l’odio.

Caro Paolo Berizzi, l’antifascismo è femminista, l’antifascismo è delle Partigiane!

Il femminismo è il vero antifascismo
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